mi viene a prendere un tizio su un suv da gruviera nell'ozono.
il telaio mi arriva all'ombelico, salendo mi si strappa il nervo sciatico.
niente bestemmie, solo una smorfia. molto signorile.
arrivo a sta cena di creativi sardi.
siamo a cagliari, un quartiere-vista-mare.
entro in una casa ultimo piano con doppio terrazzo e mi trovo davanti una serie di facce dal sorriso di plastica e corpi dal look omologato:
lui: magliettina fred perry colore a scelta, pantalone lungo in cotone chiaro o scuro basta che faccia tanto barca a vela, timberland basse o scarpe da tennis rigorosamente lacoste o pirelli.
lei: abito nero per forza, lungo o corto a seconda di come stiamo messe a depilazione, senza reggiseno se non ci sono tette da nessuna parte, con reggiseno a bretella trasparente se qualche tetta c'e', ma non si deve notare che non sta su da sola. trucco a profusione, gioielleria.
io: pantalone tradizionale cambogiano, il 'pantalon paysan', usato la' per lavorare nei campi. nero. magliettina decathlon taglia tredicenne che mi va abbastanza stretta da fare effetto attillata. nera. 'garbasar' somalo (pezza usata per mettersela in testa dalle donne locali) come scialle. nero.
manca solo il taccododici ma nel complesso ho un mio stile che fa un po' radical-chic, un po' aristo-freak e un po' ethno-snob. impeccabile, senza se e senza ma.
c'e' pure una tipa che avevo conosciuto a milano anni fa.
l'ultima volta che l'avevo vista era sversa nel piazzale di un dismessone di periferia, all'alba di un rave illegale.
non ci stavamo molto simpa. ora si e' tutta plastificata anche lei e con un sorriso fintissimo dice: ma ciaaaaaaaoooooo...ma cosa faaaaiii quaaaa!?
le propongo di andare a fumare una siga con l'unico scopo di chiederle di non rivelare in quale ambiente ci siamo conosciute.
ma va, tranquilla, dice lei, qui e' tutta gente di sinistra.
anvedi.
con un rispettabile ritardo arriva l'ospite d'onore: un'artista cinese che ancor prima di salutare si avventa a strafocchio sulla salsiccia ruspante.
passo la serata discutendo di diritti umani con un simpatico yankee che mi pare l'unico fatto di flesh and blood invece che di polimeri, e che se ne sta in un cantuccio vista la scarsa pratica di lingue straniere che aleggia nell'aria.
a un certo punto ci interrompono per richiamare l'attenzione su un momento importante.
le proiezioni.
parte l'artista cinese, mostra il dvd della la sua opera d'arte masticando ancora il salsiccione.
applauso.
tocca al giovane art director, che mostra il progress del concept dell'ultimo prodotto corporate curato dalla sua agenzia.
applauso.
sob.
tutti gli ospiti devono sottoporsi a questo rituale e battersi le manine a vicenda.
mi sento come quando applaudono al pilota dopo l'atterraggio.
senzasenso
tocca a me. schivo. non ho nulla da mostrare, aborro youtube, ho lasciato a casa lo showreel, mi son dimenticata il portfolio. tie'.
dunque questa e' la sinistra.
torno col pensiero al 'mio' paesiello, sperduto nel nulla, dove sono tutti di destra.
dove tutto pero' mi pare schietto, verace, de core.
odio e amore si leggono nelle rughe del viso, la mentalita' e' chiusa come un tappo salvafreschezza e le cose ti arrivano in faccia e allo stomaco senza tanti formalismi.
sono cresciuta a pane e riot, laboratori sociali autogestiti, occupazioni abusive.
la sinistra era immaginazione, sovversione, fantasia (al popolo).
la destra grigiore, repressione e stereotipo.
ho la vaga impressione che il mondo si sia ribaltato.
oppure sono diventata un pipistrello, cia' che volo via...
musica: l'anguilla - 99 posse
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