2 settembre 2009

pecorella smarrita

sono tre giorni che le cerco.
mi sveglio all'alba, mi doccio in fretta, ingurgito il caffe' scottandomi la lingua e parto in appostamento.
sono tre giorni che mi paccano.
maledette pecore.
stamattina ero li' alle sette meno un quarto, nel posto dove una volta le ho viste sfilare,
tutte imbutate in una stradina piccola piccola che porta in campagna.
un fiume in piena bianco e scampanellante.
voglio che questa visione entri nella mia telecamera.
aspetto un'ora. zero pecore.
sento in lontananza il loro din-don beffardo, sono intorno a me ma non le vedo, come i visitors.
passa un giovane mattiniero, e mi dice che di fronte al suo podere e' appena passato un gregge, che poi saltellando ha scavalcato i binari del 'mio' trenino e si e' sparso per i campi.
la scena madre del film si e' appena svolta da un'altra parte. sono la regina della sfiga.
torno al convento-casa sconsolata, mi accascio sul letto e mi addormento.
mi sveglio con un suono nelle orecchie:
dleng-dleng-din-don-dan-sdleeng
e' la pecorite o lo sto sentendo per davvero?
esco dal portone. bastarde.
il fiume peloso scorre nella stradina sotto casa mia, contro ogni aspettativa, alle tre del pomeriggio, sotto un sole torrido.
mi viene il tiro-pitíro, quello scatto di nervi che a volte prende il sopravvento sul tuo libero arbitrio.
corro dentro, infilo lo zaino con la camera e delle scarpe a caso e mi precipito fuori.
ovviamente non c'e' piu' nulla, ma ormai ho deciso. conquistero' la pecora!
mi incammino sulla stradina verso le campagne, ascoltando per orientarmi il rumore dei campanacci e seguendo le tracce di merda a pallini lasciate dalle stronze belanti.
pallino, campanaccio, pallino, be-e-e-e-e. eccole.
sono li', ammassate a gruppi, come nuvole in un cielo giallo paglia.
il campo e' recintato, impossibile avvicinarsi. provo a filmare, ma mi trema la mano mentre le gocce di sudore cadono sulla camera. sono pure in controluce.
l'unico albero della zona ricama un merletto d'ombra sulla stradina.
mi faccio ospitare per riprendermi e appena i miei due neuroni si incontrano realizzano che c'e' un problema.
ci siamo persi, io e i miei due neuroni.
qua intorno si vedono solo campi gialli e zolle di terra arida grosse come cocomeri, nuvole di panna montata, cielo blu, sole-a-picco, agglomerati di pecore e un albero.
penso a peter mettler, maestro del cinema documentario, che in un suo film parla della differenza tra il guardare e il cercare: tra il looking at e il looking for.
in sintesi, chi cerca qualcosa non becca mai un cazzo mentre chi si lascia portare in giro dallo sguardo ottiene come ricompensa lo spettacolo della realta'.

e bella peter.

musica: sunrise - norah jones

2 commenti:

  1. ormai sono addicted ai tuoi racconti!!!
    ma l'inglese corretto non è merito mio!
    Ti mando un gigante bacio sbavoso sul naso!
    giulia (tua cugggina)

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  2. Procurati la sacca del pastore, sempre pronta per uscire e attrezzata per soppravvivere fuori. Telecamera. Acqua, pane carasau, formaggio ultrastagionato, coltello, spezie e zufolo. Anche un razzo di segnalazione, và...

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