10 agosto 2009

lo zen e l'arte della composizione del bagaglio

traslocare ad agosto e' una prova di coraggio.
traslocare ad agosto mestruata e' una tortura.
mi sveglio presto senza sveglia, col chiaro ricordo di un sogno che non ricordo e una sensazione ovattata di rincoglionimento come se camminassi lasciando la scia.
accendo il ventilatore, metto su il caffe': flop flop flop interno-cuba, una pala che muove l'aria languida, il sole che brucia un pavimento rosso, il ghigno dei gabbiani in lontananza.
per terra, le valigie dell'emigrante. tutto intorno, una sintesi di me stessa in forma di magliette-pantaloni-calze-calzini-calzetti-una camicia perche' non si sa mai, persino una gonna piu' che altro di buon auspicio. visto che la porto, magari avro' anche il coraggio di metterla...
quando si parte ci si confronta sempre con quel momento di autoanalisi che e' fare un bagaglio: noi siamo quello che ci portiamo via. e quanto e' piu' semplice dimenticarsi cose utili piuttosto che frivolezze e feticci? quando si trasloca per svariati mesi bisognerebbe farsi fare la valigia direttamente dallo psichiatra. che poi, voglio dire, che diritto ha una compagnia aerea di mettersi in mezzo in un momento cosi' delicato imponendo pesi e misure del tuo alter ego a rotelle? non so quanto pesino 20 chili, puo' essere che morirei schiacciata dalla mia stessa valigia. ma il solo fatto di non poter superare questa soglia mi crea un senso di impotenza di fronte alla burocrazia opaca e ostile e un sottile desiderio di sovversione dell'ordine costituito. come in brazil vorrei invertire i tubi della posta pneumatica e fare ingolfare il sistema.
il mio ultimo compromesso tra volere e potere e' sparso sul pavimento e minuziosamente diviso in sezioni: inverno-estate-scarpe-mutande-calze-robadabagno-libri-tecnologia. comincia il difficile lavoro di incastro: inverno a sinistra, estate a destra, robadabagno in un'apposita borsetta, libri a fare da tappo, scarpe e biancheria negli angoli.
non si chiude.
mentre mi asciugo il sudore ripenso a tutti gli elementi del mio puzzle e alle occasioni in cui possono servirmi. elimino due pezzi dalla sezione inverno, tanto arriva tra un po'. la parte estiva puo' allargarsi e creare dello spazio utile. le scarpe e la biancheria vanno a occupare improbabili interstizi tra le magliette, l'apposita borsetta salta, e la roba da bagno si disperde negli angoli piu' remoti della valigia.
si chiude. evviva. si chiude.
sembra una signora troppo grassa in un vestito troppo stretto. pero' si chiude.
resta fuori solo il reparto tecnologia, che posso tuttavia portare con me in cabina, a patto che sia "di dimensioni totali non superiori ai 115 cm (55 cm di lunghezza, 25 cm di altezza, 35 cm di profondità)". armata di metro da muratore mi avvicino alla seconda valigia, ancora indecisa su quale sia esattamente l'altezza e quale la profondita' di una valigia.

musica: random i am - millencolin

Nessun commento:

Posta un commento