15 agosto 2009

vieni via con me

partita.
mi rendo conto che ho vissuto in questi anni nel posto piu' bello del mondo.
sara' cosi' per tutti quelli che partono?
probabile.
la prima tappa, quasi un pedaggio, e' nel ricco e produttivo e ignorante e consumista e esteticamente offensivo nordest, con tutta la famiglia.
tutta, proprio tutta, in un tripudio di idiosincrasie e manie senili miste a pannoloni sporchi e pappe dei cani.
immagino di poter imputare al corpus familiare tutti i miei errori e le mie debolezze.
in fondo non e' a questo che serve la famiglia?
la famiglia paterna mi ha sempre cagato pochissimo.
forse perche' ero la piu' piccola dei nipoti/cugini, quando sono nata ho trovato una nonna che aveva gia' dato, degli zii troppo presi dai loro pargoli e dei cugini troppo grandi per occuparsi di una caccola come me.
nonno, non pervenuto.
dalla parte della mamma, invece, ero la nipote piu' grande.
la nonna mi adorava.
il nonno era appena morto, quindi io, nascendo, avevo fatto da tappo alla sua emotivita' in subbuglio.
la nonna mi adorava.
mi faceva entrare nella sua stanza quando volevo, addirittura potevo dormire con lei. nessuno aveva un dubbio su chi fosse la preferita della nonna.
mi sentivo importantissima quando stavo vicino alla nonna.
la nonna era fervente: ferveva per la religione per prima cosa, ma anche per la famiglia, l'ordine, la pulizia, le verdure cotte e il meteo.
integralista della tradizione, ne custodiva le regole con disciplina militare. impossibile espugnarne i baluardi, la nonna sapeva alternare la diplomazia alla guerra meglio di un capo di stato.
il concetto di base era piu' o meno: "e' sempre stato cosi' e cosi' sara' sempre".
una volta il babbo aveva provato a scalfire la sacra tradizione familiare.
l'oggetto del contendere era -niente meno- il nome che mi sarei dovuta accollare per tutta la vita.
il babbo non era esattamente il modello di principe azzurro che aveva in mente la nonna: intanto non era un principe ma uno sfigato intellettualoide che stava sempre col naso su qualche libro o in giro per il mondo in paesi sporchi e pieni di malattie.
e poi non aveva la fede. non andava in chiesa, non faceva il segno della croce prima di dormire.
e come se non bastasse, era comunista.
a dire il vero la mamma era esattamente uguale al babbo, tanto che per i primi tempi facevo molta fatica a distinguere un genitore dall'altro.
ma per la nonna la mamma attraversava un periodo, dopo il quale sarebbe tornata nei ranghi pseudonobili della famiglia, riconoscendo quei valori fondamentali per i quali appunto la nonna ferveva (meteo compreso).
al babbo invece andava al piu' presto fatto capire chi comandava.
in tutto questo, io avrei dovuto chiamarmi pietro, ma in quell' unica occasione sono stata graziata dal destino e sono uscita femmina.
a quel punto la scelta era caduta su un impegnativo maddalena, scatenando le ire della nonna: mai la famiglia avrebbe abbandonato la tradizione per cui i primogeniti prendono il nome del capofamiglia.
il capo-famiglia in questione era appunto il nonno appena passato a miglior vita, e non doveva essere un santo.
si raccontano leggende su come risolvesse le discussioni domestiche minacciando con il fucile da caccia il malcapitato interlocutore. e fuor di leggenda, dopo la sua morte la nonna casa-chiesa-famiglia e meteo si e' ritrovata un'epatite c di dubbia provenienza.
il nonno obiettivamente doveva essere uno sfigato con una ricca collezione di frustrazioni.
lo zio, figlio primogenito, portava il nome del nonno.
nomen-omen, il destino nel nome, lo zio ha dilapidato il patrimonio della famiglia, ha fatto una serie casuale di figli con donne diverse, trovandosi alla fine senza donne ma con tutti i figli. e' finito a vivere con la nonna, che non avendo piu' altro da dargli divideva con lui fervore, verdure lesse e meteo.
io, primogenita tra i nipoti, non potevo dunque portare altro nome che quello del nonno.
il fatto che in famiglia chiunque porti quel nome sia un looser totale non ha nemmeno sfiorato i pensieri della nonna ne' quelli della mamma.
il babbo, che aveva sottovalutato il potere del matriarcato, e' stato distratto ad arte e non si e' nemmeno reso conto che la sua creatura stava immersa in una pozza battesimale ricevendo un marchio di sfiga eterno.
o forse tutti sapevano e pensavano che io, forza della natura, avrei rovesciato le sorti gia' scritte dentro il nome e riscattato non solo me stessa ma anche tutti i "me" della casa, segnati a vita dalla grande-sfiga.
c'e' bisogno di dirlo?
avevano tutti torto.

musica: lieto evento finale - ustmamo

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